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La banalità del male Hannah Arendt

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La banalità del male: analisi sociologica del film su Hannah Arendt Introduzione Il concetto di “banalità del male” è stato elaborato dalla filosofa tedesca Hannah Arendt in seguito al processo contro Adolf Eichmann, uno dei principali responsabili della deportazione degli ebrei durante il regime nazista. Il film Hannah Arendt (2012), diretto da Margarethe von Trotta, racconta proprio il momento in cui Arendt segue il processo Eichmann a Gerusalemme e sviluppa la sua celebre teoria. Dal punto di vista sociologico, questo concetto permette di riflettere su: obbedienza all’autorità responsabilità individuale funzionamento delle burocrazie moderne conformismo sociale 1. Il contesto storico :  il processo Eichmann Nel 1961 Adolf Eichmann viene catturato in Argentina dai servizi segreti israeliani e portato a Gerusalemme per essere processato. Eichmann non era un capo carismatico né un leader ideologico: era un funzionario burocratico che organizzava i trasporti verso i campi di stermin...

Jacques Maritain e l’Umanesimo Integrale

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Jacques Maritain e l’Umanesimo Integrale: una nuova idea di educazione Chi era Jacques Maritain? Jacques Maritain è stato un filosofo francese del Novecento, uno dei principali esponenti del personalismo cristiano . Ha vissuto in un periodo storico segnato da guerre mondiali, totalitarismi e profonde crisi culturali. Proprio per questo motivo, ha sentito l’esigenza di proporre una nuova visione dell’uomo e della società, fondata sulla dignità della persona. La sua opera più importante su questo tema è Umanesimo integrale , pubblicata nel 1936. Che cos’è l’Umanesimo integrale? Con “umanesimo integrale”, Maritain intende una visione dell’uomo completa, che tenga conto di tutte le sue dimensioni: - fisica -razionale - sociale - morale - spirituale Secondo Maritain, l’uomo non è solo individuo biologico o produttore economico, ma è prima di tutto persona , cioè un essere dotato di dignità, libertà e apertura verso gli altri e verso Dio.  L’aggettivo integrale significa proprio questo: ...

Pedagogia Attivismo

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L’Attivismo pedagogico : Claparède e Montessori Introduzione Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento nasce un profondo rinnovamento della pedagogia: l’attivismo pedagogico. Questo movimento si sviluppa in opposizione alla scuola tradizionale, considerata: -autoritaria  -nozionistica  -centrata sull’insegnante  -basata sulla disciplina rigida e sulla memorizzazione L’attivismo propone invece una scuola centrata sul bambino, sui suoi bisogni, sui suoi interessi e sulla sua attività spontanea. Tra i principali esponenti troviamo: -Édouard Claparède -Maria Montessori   1. Che cos’è l’Attivismo pedagogico L’attivismo è un movimento educativo che nasce tra Europa e Stati Uniti all’inizio del Novecento. Si fonda su alcuni principi fondamentali: 1) Centralità del bambino Il bambino non è un adulto incompleto, ma un essere con caratteristiche proprie. 2) Apprendimento attraverso l’esperienza Si impara facendo (“learning by doing”), non memorizzando passivam...

Sociologia : La società di massa

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La società di massa: libertà,individualismo e omologazione    Introduzione La società di massa  rappresenta una delle trasformazioni più importanti della modernità. Con l’estensione dei diritti, dell’istruzione e della partecipazione politica a tutti gli strati sociali, le masse entrano per la prima volta nella storia come protagoniste della vita pubblica. Tuttavia, questo processo porta con sé contraddizioni e problemi : maggiore libertà significa anche maggiore responsabilità, solitudine e difficoltà nel gestire le proprie scelte. 1. Quando la libertà diventa un problema La modernità è caratterizzata dal processo di individualizzazione , cioè dalla progressiva emancipazione dell’individuo dai vincoli tradizionali (famiglia, comunità, religione). In teoria, questo significa maggiore libertà. In pratica, però, comporta anche:  -solitudine decisionale ; -mancanza di riferimenti certi; -responsabilità personale per errori e fallimenti;  -ansia legata alla necess...

Antropologia simboli riti e relligione

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Simboli, Riti e Religione:  una prospettiva antropologica Introduzione In antropologia, lo studio della religione non riguarda solo le credenze spirituali, ma soprattutto i simboli  e i riti che danno forma concreta all’esperienza religiosa e culturale. Attraverso simboli e rituali, le società esprimono valori, identità collettive e visioni del mondo. Religione e cultura, infatti, si intrecciano profondamente: ciò che rende “sacro” un oggetto o un gesto non è la sua natura materiale, ma il significato che la comunità gli attribuisce. 1. I simboli: il significato del sacro I simboli sono oggetti, segni o immagini ai quali viene attribuito un valore sacro . È importante sottolineare che non sono sacri di per sé: diventano tali attraverso  la partecipazione collettiva ai riti . Un simbolo funziona perché: - rappresenta valori condivisi;  - richiama emozioni collettive;  -rafforza il senso di appartenenza.  Esempi religiosi  Nella religione cristiana,...

la meglio gioventù

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La meglio gioventù, diretto da Marco Tullio Giordana, è un’opera che racconta la storia di una famiglia italiana attraversando circa quarant’anni di storia del nostro Paese, dagli anni Sessanta fino ai primi anni Duemila. Attraverso le vicende dei fratelli Nicola e Matteo Carati, il film mostra come la dimensione individuale e psicologica delle persone sia profondamente influenzata dal contesto storico, sociale e culturale in cui esse vivono. Non si tratta quindi solo di una storia privata, ma di un vero e proprio affresco della società italiana in trasformazione. Nicola e Matteo sono due fratelli molto diversi dal punto di vista psicologico. Nicola è una persona empatica, aperta agli altri e guidata da un forte senso di responsabilità morale. Studia medicina e si avvicina alla psichiatria, vedendo nella cura dell’altro non solo una professione, ma anche una scelta etica. Matteo, al contrario, è introverso, chiuso in se stesso e incapace di comunicare il proprio disagio interiore. Il s...

la magia

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Nelle scienze umane, la magia non viene considerata come qualcosa di “irrazionale” o semplicemente falso, ma come un fenomeno culturale e sociale che ha avuto (e in alcune società ha ancora) una funzione molto importante. La magia nasce dal bisogno umano di dare senso al mondo e di esercitare un certo controllo su eventi che appaiono imprevedibili, come la malattia, la morte, la sfortuna o i fenomeni naturali. In questo senso, la magia rappresenta una delle prime forme di spiegazione della realtà, precedente alla religione organizzata e alla scienza moderna. Dal punto di vista antropologico, uno dei principali studiosi della magia è James George Frazer, che la definisce come un sistema di credenze basato sull’idea che tra le cose esistano legami nascosti capaci di produrre effetti a distanza. Secondo Frazer, il pensiero magico segue una propria logica, che lui chiama “legge della magia”, articolata in due principi fondamentali: la magia simpatica, basata sulla somiglianza, e la magia c...