Antropologia Forme di Società

“Società acquisitive e adattamento umano” L’uomo, fin dalle origini, ha dovuto adattarsi all’ambiente in cui viveva. Negli ultimi 50.000 anni sono comparse molte differenze tra i gruppi umani: nel colore della pelle, nella lingua e nella cultura. Ogni popolazione si è adattata al proprio ambiente — foreste, deserti, montagne o regioni polari — trovando soluzioni specifiche per sopravvivere, come costruire ripari, vestirsi in modo adatto e procurarsi il cibo. L’adattamento è stato possibile grazie al lavoro umano. L’uomo non si limita a usare la forza fisica, ma pensa, costruisce e innova. Gli elementi fondamentali sono il cervello, che programma e riflette, il linguaggio, che permette di comunicare e tramandare conoscenze, e le mani, che consentono lavori precisi. Essendo esseri sociali, gli uomini vivono in gruppo e collaborano per cacciare, coltivare e costruire. La cooperazione richiede organizzazione, e da essa nascono ruoli e prime forme di potere Le società acquisitive Per circa 40.000 anni, gli uomini hanno vissuto di caccia, pesca e raccolta. Queste società si chiamano acquisite perché ottenevano ciò che serviva direttamente dalla natura, senza coltivare o allevare. Oggi quasi non esistono più: rappresentano solo una piccolissima parte della popolazione mondiale. Erano società piccole, nomadi ed egualitarie. Non esistevano ricchezze accumulate né grandi differenze sociali. La cooperazione e la condivisione erano fondamentali per sopravvivere. Gli uomini e le donne avevano ruoli abbastanza simili e non c’erano capi permanenti: chi aveva più esperienza veniva seguito, ma non comandava sempre. Erano anche molto spirituali: credevano che la natura fosse abitata da spiriti e rispettavano l’equilibrio naturale, senza sfruttare troppo l’ambiente. Casi particolari e moderni Alcuni popoli del passato, come quelli del nord Europa preistorico, vivevano in zone ricche di selvaggina e potevano fermarsi più a lungo, creando prime disuguaglianze. Tra i popoli ancora oggi acquisitivi troviamo i Kung San del Kalahari o i Kwakiutl del Canada, che organizzavano feste chiamate potlatch, dove distruggere o donare beni dava prestigio e potere. Oggi, però, nessuna società è completamente isolata: molti gruppi mantengono rapporti commerciali con le società industriali, vendendo risorse naturali o integrando piccole forme di agricoltura. Le Prime Nazioni e i diritti dei popoli indigeni Le Prime Nazioni sono i popoli nativi che, nonostante la colonizzazione, hanno conservato la loro identità. Chiedono diritti culturali, politici e territoriali, come la restituzione di terre sacre o di oggetti rubati e la possibilità di essere riconosciuti da istituzioni internazionali come l’ONU o l’UNESCO. Un esempio è quello degli Inuit, che ottennero la restituzione delle ossa di un loro antenato, Quisuk, da un museo americano. Problemi e conflitti Molti di questi popoli vivono in territori ricchi di risorse naturali (legname, petrolio, diamanti) e vengono sfruttati o espulsi dalle loro terre. Subiscono violenze, espropri e la distruzione del loro ambiente. Per difendersi, cercano sostegno internazionale, usano i media e partecipano a conferenze, anche sfruttando la propria immagine tradizionale per attirare attenzione. Dalla caccia all’industria Con il tempo, l’uomo ha sviluppato l’agricoltura, l’industria e il commercio, che hanno portato società più complesse, con classi sociali, ricchezza e città. Molti contadini poveri si sono spostati verso le città per lavorare nelle fabbriche, dando inizio alla società moderna. Società di persone o capitali: quale scegliere?

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